Lavare i piatti in maniera sostenibile

Più un dovere che un piacere eppure a tutti tocca farlo: lavare i piatti!

Che sia nella maniera più tradizionale o utilizzando la lavastoviglie un modo per farlo più responsabilmente c’è sempre. Infatti, per quando noioso e innocente che possa sembrare, anche lavare i piatti può danneggiare il nostro ambiente – e non solo. Come? In base ai consumi di acqua ed energia, in base ai rifiuti creati (tipo le spugnette o i flaconi di plastica vuoti) e anche in base alle sostanze chimiche dei nostri detersivi che finisco prima nei nostri piatti e bicchieri e poi in fiumi e mari.

Insomma, vale la pena fermarsi un momento e riflettere sui cambiamenti che vale la pena affrontare per trasformare questo appuntamento quotidiano con i nostri piatti in un’occasione di ecosostenibilità.

Partiamo con il più grande dei dilemmi.

Lavare a mano o lavare con la lavastoviglie?

Purtroppo per noi si mangia ogni giorno 3 volte: colazione, pranzo e cena. E in tutte queste occasioni, a meno non stiate mangiando un panino da un sacchetto di carta, vengono utilizzate posate, piatti, pentole e tante altre cose che poi… ci tocca lavare!

L’avrai forse notato dal tono delle mie righe ma a me lavare i piatti non piace proprio! Quello che mi da fastidio è doverlo fare TUTTI I GIORNI. Sono l’unica o preferireste fare altro anche voi?

La maniera più classica è quella di lavare i piatti a mano. I passi sono sempre quelli, insaponare, grattare, sciacquare e asciugare. In tutto questo ci sono delle piccole attenzioni che però potrebbero fare la differenza in termini di sostenibilità:

  • Non lasciare scorrere l’acqua. Se avete due lavelli potreste utilizzare uno per i piatti sporchi e l’altro per collezionare i piatti insaponati e grattati da sciacquare una volta riempito il lavello. In questo modo ci vorrà meno acqua per pulire.
  • Riutilizzare l’acqua calda. Se si cucina pasta o qualsiasi altra cosa che richieda acqua calda in eccesso sarebbe buona prassi raccogliere l’acqua nel lavello anziché buttarla via. In questo modo si può riutilizzare il calore per pulire i piatti o anche solo lasciarli in ammollo, rendendo il processo più facile e veloce.
  • Lasciare in ammollo i piatti se non si vogliono pulire direttamente dopo il pasto. Non si tratta tanto di un consiglio green ma più di un senso comune per evitare di metterci il doppio del tempo per togliere le incrostazioni.

Per quelli dell’altra squadra, che preferiscono avere un aiuto extra, ecco che la tecnologia ci viene in soccorso anche per le faccende più scomode. E’ stata inventata per noi, niente popò di meno, una macchina che lava i piatti, più comunemente chiamata: lavastoviglie. Che gioia! Eppure, anche in questo caso ci sono delle precauzioni da prendere.

  • Utilizzare la lavastoviglie solo quando è a pieno carico per sfruttare al massimo l’acqua e l’energia utilizzata.
  • Giocare a tetris per farci stare più cose possibili.
  • Lavare a mano le cose più grandi (tipo le pentole) in modo da sfruttare al meglio gli spazi.
  • Se presente, utilizzare la modalità ECO per risparmiare acqua ed energia.
Conclusioni

Quindi, qual è la soluzione migliore?

Ebbene alcuni studi hanno dimostrato che utilizzando una lavastoviglie a pieno carico si utilizzano meno risorse che a lavare a mano (evviva!). Ma il punto non è questo. Il vero punto è che per qualsiasi modalità sei tu a scegliere se essere più responsabile ed ecosostenibile (e questo vale un po’ per tutto).

Quale spugna scegliere?

La scelta della spugna è una questione cruciale per lavare i piatti. Non a caso stiamo parlando di uno dei protagonisti e, per questo motivo, è bene fare una scelta opportuna.

Come tutti avranno notato, le classiche spugne gialle e verdi (fatte con materiali plastici non rinnovabili) hanno una durata davvero limitata. Nel giro di poche settimane infatti si consumano e iniziano a perdere pezzi, costringendoci a buttarle nella spazzatura del secco. Aia!

La domanda sorge spontanea: c’è un’alternativa più sostenibile a questo massacro di spugnette plasticose?

Certo che sì! E ne offro non una ma bensì due:

1- Spazzole in legno. Parliamo di prodotti mooooolto più resistenti. Le spazzole, infatti, hanno una durata incredibilmente più ampia e, a mio parere, sono anche più efficaci. Ormai ce ne sono di tutte le misure e di tutti i tipi. La mia è piccola e di bambù e da quando l’ho comprata ho scoperto un altro mondo. La utilizzo sempre per pulire velocemente i piatti prima che vadano in lavastoviglie e disincrosta che è una meraviglia.

2- Spugne naturali. Le spugne naturali sono fatte da materiali naturali, come la luffa, che non solo sono molto più durevoli nel tempo ma, una volta da cambiare, possono andare direttamente nell’organico (ricordate però di sciacquarla per bene prima).

Detersivi: attenzione!

I detersivi sono un punto davvero critico perché sono un enorme fonte di inquinamento. Come tantissimi prodotti per la pulizia anche questi contengono fragranze, coloranti, tensioattivi, cloro, formaldeide e ammoniaca che spesso non vengono sciacquati completamente e che restano nei nostri piatti. Vi assicuro che non sono neanche sostanze che dovremmo ingerire, consapevolmente o inconsapevolmente!

E’ quindi fondamentale scegliere detersivi che siano biodegradabili! Per la salute dell’ambiente e per la nostra.

Se si vuole cercare di ridurre l’utilizzo dei contenitori di plastica si può benissimo comprare un detersivo solido oppure cercare di farlo in casa.

ALTERNATIVA ALLE PASTIGLIE PER LA LAVASTOVIGLIE

Nel mio tentativo di liberarmi delle pastiglie per la lavastoviglie e nel cercare di utilizzare sostanze più naturali e non tossiche, ho testato una soluzione alternativa che mi ha resa particolarmente soddisfatta. Infatti i piatti sono rimasti puliti e senza quella “pellicola” che invece resta con le pastiglie commerciali. Da notare che io gratto sempre i piatti prima di metterli in lavastoviglie. Nel cestello ho messo:

  • mezzo cucchiaio con detersivo per piatti (biodegradabile)
  • un cucchiaio di sale
  • un cucchiaio di bicarbonato

L’ho provato poche volte ma fino ad adesso mi sono trovata bene.

Ho deciso di provare questo metodo perché non ho ancora trovato nel mercato nulla che mi soddisfi o che reputi completamente etico e trasparente e ho quindi decido che “chi fa da sé fa per tre“.


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